Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
La comunità di Custonaci si ritrova ancora una volta unita attorno alla figura amata e venerata di Maria Santissima, Regina e Patrona dell’Agro Ericino. La festa non è soltanto un appuntamento con la tradizione e la nostra storia, ma rappresenta un’occasione preziosa di profonda riflessione spirituale e di rinnovamento interiore. In questa 275° festa in onore di Maria Santissima di Custonaci, il percorso di fede si intreccia con un anniversario di straordinaria rilevanza per la Chiesa Universale: l’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), figura fondamentale della storia italiana ed europea, il cui messaggio ha saputo attraversare i secoli mantenendo intatta la forza etica e culturale. Per questo motivo l’Associazione Socio Culturale Maria Santissima di Custonaci – Civitas Mariae ha voluto fortemente che questi due momenti, centrali per la nostra realtà locale, fossero legati attraverso l’invocazione della Litania lauretana di Madre di Cristo. Infatti, il pensiero mariano francescano trova il suo fondamento sul “primato di Cristo”. Cristo sta alla base di ogni affermazione su Maria. Maria è menzionata da Francesco sempre in relazione a Cristo – una relazione che si radica nel mistero dell’incarnazione, di cui la sua maternità verginale è conseguenza. Francesco lasciò pochi scritti inerenti a Maria, ma essi sono sufficienti per farci comprendere l’ardente amore che aveva verso di Lei. Nel Saluto alla Beata Vergine Maria, egli sintetizza tutta la sua devozione verso di Lei: «Ave Signora, santa Regina, santa genitrice di Dio, Maria, […]. Ave suo palazzo, ave suo tabernacolo, ave sua casa, ave suo vestimento, ave sua ancella, ave sua Madre. […]». Chiamare Maria Madre di Cristo significa professare che il Figlio che Ella ha custodito nel suo grembo è il Messia atteso, l’Unto del Padre inviato per la salvezza del mondo. La maternità di Maria, non è soltanto un fatto biologico ma una vera partecipazione al progetto di Dio, che ha scelto di farsi carne, di farsi corpo. È qui che la devozione per la nostra Madonna di Custonaci incontra in modo sorprendente il cuore di San Francesco d’Assisi. Se guardiamo la sacra Effige vediamo una madre che stringe a sé il Bambino Gesù, che lo accoglie, lo nutre, lo protegge e lo presenta al mondo. Questa visione che Francesco contemplava costantemente nel suo cuore si fa vita e assume il volto dei poveri e dei sofferenti, infatti si legge nelle fonti: «così in tutti i poveri riconosceva il figlio della Madonna povera e portava nudo nel cuore Colui, che lei aveva portato nudo tra le braccia».
